witch-prohibition-pixabayLa signora X era convinta che il suo matrimonio avrebbe avuto vita breve. E’ vero, si era sposata ma lei sapeva, nel profondo, di essere una persona che viene sempre abbandonata dagli uomini che ama. Cosi, la signora X, prese a leggere, dietro ad ogni parola o comportamento del marito, dei segnali del fatto che la avrebbe presto abbandonata. Iniziò a recriminare su questo e a nulla valevano le rassicurazioni del marito alle quali lei non attribuiva alcun valore perchè sicuramente nascondevano altro. Ovviamente non era contenta e il suo umore, in casa, peggiorava di giorno in giorno. In effetti, pochi anni dopo, il marito chiese il divorzio.

Ecco, questo è un caso lampante del potere che abbiamo di mettere in atto, del tutto inconsapevolmente, la stregoneria della profezia che si autoavvera.
Spesso, infatti, maturiamo dentro di noi delle vere e proprie credenze che hanno il potere di condizionare gli eventi della nostra vita. Nel bene e nel male.
Questa stregoneria è stata molto studiata soprattutto in ambito sociologico. Robert Merton è stato il primo, nel 1948 a introdurre il concetto di profezia che si autoavvera, definendola «una supposizione o profezia che per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l’avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo la propria veridicità». Merton trasse ispirazione dalla formulazione del Teorema Thomas (dal nome di un altro celebre sociologo americano” che recita: “se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze”.
Una volta che una convinzione si fa strada dentro di noi, saremo consciamente e inconsciamente alla ricerca costante della sua conferma.

Se sono convinto della mia incapacità di sostenere un colloquio di lavoro mi presenterò al colloquio in un tale stato di ansia e stress da essere sicuro di fare una figuraccia.

Ma se le profezie funzionano in negativo, funzionano anche in positivo.

E’ celebre l'”effetto Pigmalione” e l’esperimento condotto da Robert Rosenthal nel ’74. Rosenthal propose a delle maestre di una scuola elementare di effettuare una serie di test preliminari all’inizio dell’anno scolastico agli studenti del primo anno. Consegnò quindi loro dei falsi risultati in cui assegnò causalmente metà studenti al gruppo X e metà al gruppo Y. Alle insegnanti fu detto che i bambini del primo gruppo erano più intelligenti e più diligenti nello studio, favorendo l’insorgere di specifiche aspettative nei loro confronti. Alla conclusione dell’anno scolastico le votazioni del gruppo X furono effettivamente migliori. Le aspettative delle insegnanti condizionarono il loro atteggiamento nei confronti dei bambini e questi risposero positivamente a tali aspettative.

Cosa fare?
Sicuramente evitare che le profezie che si autoavverano ci rovinino la vita.

Come?
Prima di tutto andando a dissotterrare le convinzioni base che determinano i nostri comportamenti.